Le citazioni a google.com dentro AI Mode sono cresciute di 8,4 volte in due mesi, quasi tutte da Schede Google e pannelli di prodotto. Per un'attività locale significa che la prima impressione del cliente non si forma più sul tuo sito.
Di Luca Giovannetti · 20 luglio 2026 · News dal Futuro · 10 min di lettura
In breve
La piattaforma di analisi Profound ha monitorato le citazioni dentro AI Mode dal 15 aprile al 30 giugno 2026, analizzando oltre 32 milioni di istanze. Il risultato è netto: in poco più di due mesi le citazioni a google.com dentro le risposte generate da AI Mode sono aumentate di 8,4 volte, portando il dominio di Google al secondo posto assoluto tra le fonti citate.
Non è un dettaglio tecnico da addetti ai lavori. Significa che, quando un utente fa una domanda a AI Mode, sempre più spesso la risposta gli mostra un contenuto ospitato da Google stesso invece di rimandarlo al sito dell’azienda. E la parte più interessante è da dove arriva questa crescita: non da Google Maps generico o da YouTube, ma da due formati precisi, le Schede Google delle attività e i pannelli di conoscenza dei prodotti.
Detto in modo brutale: Google ha smesso di essere solo l’indice che ti porta il cliente. Sta diventando anche la vetrina dove il cliente si fa la prima idea di te.
Fonte: Google is AI Mode’s No. 2 most-cited domain: Report — Search Engine Land, Danny Goodwin, 15 luglio 2026 (dati Profound).
Fino a poco tempo fa, la logica delle risposte generate era abbastanza lineare: l’AI leggeva pagine web, sintetizzava, e citava le fonti con un link. Il traffico, per quanto ridotto, tornava ai siti. Oggi si è aggiunto un livello intermedio.
Per le ricerche con intento locale — «idraulico aperto adesso», «dentista vicino a me che accetta nuovi pazienti», «dove riparo lo smartphone a Roma est» — AI Mode inserisce direttamente dentro la risposta un pannello con la Scheda Google dell’attività. Dentro quel pannello ci sono orari, foto, posizione, recensioni. Tutto quello che serve per decidere. Il sito aziendale, nella migliore delle ipotesi, è un link accanto.
Per le ricerche di prodotto vale la stessa dinamica: domande su confronti, compatibilità, specifiche tecniche portano sempre più spesso a un Product Knowledge Panel ospitato da Google invece che alla scheda prodotto dell’e-commerce o al sito del brand.
Il risultato pratico è che si è spostato il punto in cui avviene la prima impressione. Non è più l’homepage. È un riquadro che tu non hai progettato, ma che puoi ancora controllare quasi del tutto — a patto di sapere che esiste e di curarlo.

Perché ribalta l’ordine delle priorità di investimento per moltissime attività locali.
Per anni la sequenza logica è stata: prima il sito, poi la SEO, poi eventualmente la scheda Google come contorno. Oggi, se vendi servizi in una zona geografica precisa, la Scheda Google è diventata l’asset a più alto rendimento immediato che possiedi. Non perché il sito non serva più — serve eccome, ed è l’unico spazio che controlli davvero — ma perché la scheda è ciò che l’AI legge, cita e mostra per primo.
Ci sono tre conseguenze operative dirette.
Primo: il costo di una scheda trascurata è salito. Un orario sbagliato non è più un fastidio, è un cliente che legge «chiuso» dentro una risposta AI e passa al concorrente nella stessa schermata, senza mai visitare il tuo sito e senza che tu veda nulla nelle statistiche.
Secondo: le recensioni pesano due volte. Prima influenzavano la decisione di chi arrivava sulla scheda. Ora influenzano anche cosa il modello scrive di te nella risposta sintetizzata, perché quelle recensioni sono parte del contenuto che l’AI legge.
Terzo: la coerenza dei dati è diventata SEO. Se nome, indirizzo, telefono e categoria della tua attività sono diversi tra scheda, sito, social e directory, stai dando al sistema segnali contraddittori proprio nel momento in cui il sistema decide chi mostrare.
Secondo l’analisi, lo spostamento è stato più forte nei settori dove l’intento locale genera direttamente fatturato. In pratica, tutte le categorie dove il cliente cerca e compra nel giro di poche ore.
Se la tua attività sta in una di queste categorie e lavori su Roma, i Castelli Romani o il resto del Lazio, questa non è una notizia da archiviare: è una cosa da sistemare questa settimana. Abbiamo raccolto l’approccio che usiamo sul territorio nella pagina dedicata all’agenzia di marketing per le attività di Frascati e dintorni.

Niente rivoluzioni. Serve un lavoro di igiene digitale fatto bene, nell’ordine giusto. Ecco la checklist che seguiamo con i nostri clienti.
Nelle audit che facciamo su attività locali, gli stessi problemi si ripetono con una regolarità impressionante.
Trattare la scheda come una formalità burocratica. Rivendicata una volta nel 2021 e mai più toccata. È il caso più comune in assoluto, ed è quello che oggi costa di più.
Categoria principale sbagliata. Un centro estetico classificato come «negozio», un consulente classificato come «ufficio». La categoria è il segnale più forte che dai su cosa fai: se è imprecisa, non compari nelle risposte giuste.
Chiedere recensioni solo quando le cose vanno male. Molte attività si ricordano delle recensioni dopo averne presa una negativa. Il risultato è un profilo con pochi giudizi e una media fragile, facilmente ribaltabile da un singolo cliente scontento.
Ignorare le domande e risposte della scheda. È una sezione che quasi nessuno presidia, e dove chiunque può scrivere. Popolarla con le domande reali dei tuoi clienti è un lavoro di mezz’ora che nessun concorrente sta facendo.
Avere un sito che dice cose diverse dalla scheda. Servizi elencati sulla scheda che sul sito non esistono, o viceversa. Incoerenza = sfiducia, per gli utenti e per i sistemi.
Rincorrere il traffico invece dei contatti. Guardare solo le sessioni di Analytics in uno scenario dove il cliente decide fuori dal sito porta a conclusioni sbagliate e a tagliare gli investimenti che stanno funzionando.
La lettura pessimista di questa notizia è «Google si tiene tutto». La lettura utile è un’altra: si è appena aperta una finestra di vantaggio per chi si muove prima.
La stragrande maggioranza delle piccole e medie attività italiane ha una Scheda Google incompleta. Non per pigrizia, ma perché nessuno ha mai spiegato che quella scheda vale quanto una vetrina su strada. Nel momento in cui quella scheda diventa il contenuto che l’AI cita e mostra per primo, chi la cura per bene ottiene in poche settimane una visibilità che con la SEO tradizionale richiedeva mesi di lavoro e budget molto più alti.
È una di quelle rare situazioni in cui l’attività piccola e organizzata batte quella grande e disordinata. Un ristorante di San Cesareo con scheda perfetta, foto aggiornate e ottanta recensioni recenti può comparire dentro una risposta AI davanti a una catena che ha investito dieci volte tanto in pubblicità.
La nostra posizione operativa è questa: il sito resta il centro, perché è l’unico spazio che controlli davvero e perché alimenta di contenuto tutto il resto. Ma va accompagnato da una presenza locale curata con la stessa serietà, e da un sistema che raccolga e gestisca i contatti in arrivo, invece di lasciarli morire in una casella email. Su quest’ultimo punto lavoriamo con le automazioni aziendali, che intercettano richiesta, risposta e follow-up senza che nessuno debba ricordarsene.
Se vuoi tradurre tutto questo in azioni con una scadenza, ecco come lo imposteremmo.
Settimana 1 — Fotografia dello stato attuale. Verifica la proprietà della scheda, controlla ogni campo, annota tutto ciò che è vuoto o sbagliato. Cerca la tua attività e tre concorrenti diretti dentro AI Mode con le domande che farebbe un cliente vero, e guarda chi compare e come.
Settimana 2 — Bonifica. Correggi categoria, servizi, orari, area servita, descrizione. Carica almeno dieci foto nuove e reali. Compila la sezione domande e risposte con le sei domande che ti fanno più spesso al telefono.
Settimana 3 — Reputazione. Attiva un processo semplice e ripetibile per chiedere recensioni dopo ogni lavoro o acquisto. Rispondi a tutte le recensioni degli ultimi dodici mesi, comprese quelle vecchie rimaste senza risposta.
Settimana 4 — Allineamento e misura. Verifica che il sito rispecchi esattamente la scheda, aggiungi i dati strutturati, crea o migliora le pagine dei singoli servizi. Imposta un tracciamento di chiamate e messaggi in arrivo, perché da qui in poi il numero che conta è quello.
È un mese di lavoro ordinato, non un progetto da sei cifre. E ha un effetto composto: ogni miglioramento resta e continua a lavorare.
Sì, e per due motivi. Il primo è che il sito è l’unico spazio che possiedi: la scheda te la concede Google e può cambiarne le regole domani. Il secondo è che i contenuti del sito sono ciò che alimenta la comprensione che i sistemi hanno di te. Un sito povero produce una scheda povera e una rappresentazione povera dentro le risposte AI.
Le correzioni ai dati (orari, categorie, servizi) hanno effetto in pochi giorni. Foto e descrizioni si assestano in una o due settimane. Le recensioni sono l’unica leva lenta: servono mesi di flusso costante per costruire un profilo solido, ed è proprio per questo che è la parte da iniziare subito.
Potrebbe essere una concausa, ma prima di concludere va guardato il dato giusto. Se calano le visite ma restano stabili o crescono chiamate, messaggi e richieste di indicazioni stradali, il cliente ti sta trovando lo stesso — semplicemente decide prima di arrivare sul sito. Se calano anche i contatti, allora il problema è altrove e va indagato.
Oggi più di prima. Non sono solo un elemento di persuasione per chi legge: sono testo che i modelli linguistici analizzano per capire di cosa ti occupi, che qualità offri e per chi sei adatto. Una recensione dettagliata che descrive un servizio specifico vale, in questo senso, molto più di cinque stelle senza commento.
La bonifica della scheda può farla chiunque abbia mezza giornata e un po’ di metodo, e ti consigliamo sinceramente di partire da lì. Serve supporto esterno quando vuoi mettere a sistema la cosa: raccolta continua di recensioni, contenuti coordinati tra sito e scheda, tracciamento dei contatti e automazioni. Se vuoi capire a che punto sei, puoi scriverci per un confronto senza impegno.
Il dato di Profound racconta un passaggio semplice da capire e scomodo da accettare: Google è diventato la seconda fonte più citata dentro le sue stesse risposte AI, e lo è diventato mostrando le schede delle attività e i pannelli di prodotto. La prima impressione del cliente si forma sempre più spesso dentro un riquadro che non hai progettato tu.
La buona notizia è che quel riquadro lo riempi tu. Orari, foto, servizi, recensioni, risposte: è tutto materiale tuo. Chi lo cura entra nelle risposte, chi lo trascura sparisce prima ancora di essere valutato. Non serve un budget importante — serve decidere che quella scheda è una vetrina, e trattarla come tale.
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